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“Uniti per l’Osteopatia”, tra lacune e questioni irrisolte: A.N.P.O. e altre associazioni di categoria insieme per chiedere chiarezza

Si è svolto ieri, venerdì 29 novembre, presso la Camera dei Deputati a Roma, nella Sala Colletti, il Convegno politico-sindacale sull’evoluzione didattico-professionale dell’Osteopatia, promosso dall’A.N.P.O., l’Associazione Nazionale Professionisti Osteopati. All’evento erano presenti il presidente dell’A.N.P.O. Francesco Manti (promotore dell’iniziativa), con il responsabile dell’ufficio legale l’avv. Antonino Arizia, Luigi Gallo della I.A.C.O.N., Giovanni Muzzolon della F.E.L.C.O.N., e Adrianus De Koning, in rappresentanza dell’I.C.O.M.M., membri del team formativo dell’Accademia di Medicina Osteopatica “Alessandro IV” e dell’I.R.C.O. (Istituto di ricerca clinica osteopatica).

Nel corso del convegno, al quale erano presenti anche osteopati, studenti, scuole di osteopatia e associazioni di categoria, si sono trattati diversi temi che riguardano il settore, oggi più che mai sotto la lente d’ingrandimento, dopo il riconoscimento ufficiale dell’Osteopata da parte dello Stato al termine di un lunghissimo iter e anni di battaglie e sentenze. L’Osteopata infatti, è diventato una Professione Sanitaria a tutti gli effetti, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che riconosce ufficialmente questa figura professionale, recependo quanto disposto nell’accordo Stato Regioni del 2020, dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri lo scorso mese di giugno.

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Tra lacune e questioni poco chiare

Un passo importante che ha comportato l’istituzione dei primi corsi universitari statali, ma che non ha chiarito alcuni aspetti fondamentali che oggi l’A.N.P.O., unitamente alle altre associazioni di categoria richiedono a gran voce. In particolare, manca ancora il riconoscimento dell’equipollenza dei titoli pregressi in ambito osteopatico, ovvero l’equiparazione dei titoli rilasciati fino ad oggi dalle scuole e dalle accademia private, a quelli che verranno rilasciati in futuro dalle università. Un passaggio fondamentale da chiarire, anche in vista di una sempre più necessaria istituzione di un Albo professionale (altro tema attualmente in discussione), e in futuro, col raggiungimento dei numeri richiesti, di un Ordine professionale. Ad oggi si stima che in Italia ci siano circa 12mila professionisti che svolgono l’attività di Osteopata, e centinaia di migliaia di persone ricorrono a queste figure.

Un altro punto fondamentale trattato riguarda la regolamentazione del completamento dei corsi in itinere presso le scuole ed accademia private. Se è vero che ad oggi queste, in virtù dell’istituzione dei corsi universitari a numero chiuso, non possono immatricolare nuovi studenti, quale sarà il futuro dei ragazzi che hanno già iniziato il proprio percorso di formazione? Insomma, un passo è stato fatto, ma le lacune da colmare sono ancora tante, e riguardano non solo il futuro di un’intera categoria, ma di tanti ragazzi che come molti hanno sacrificato anni della propria vita e investito denaro.

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I corsi universitari statali

Nonostante le lacune evidenziate, come sottolineato precedentemente, alla fine di un lunghissimo iter, è stato istituito il corso di laurea triennale in Osteopatia. A maggio 2024, il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), ha invitato gli Atenei italiani a far pervenire le varie proposte per l’organizzazione dei corsi in Osteopatia. Al termine ultimo di presentazione, prorogato più volte, sono soltanto due le università italiane ad aver integrato la propria offerta formativa con i corsi abilitanti in questione, ovvero quella di Firenze e quella di Verona. Entrambe a numero chiuso con accesso tramite il superamento di test d’ingresso, la prima con 30 posti a disposizione, la seconda con altri 40.

Solo 70 posti quindi, e solo due sedi a disposizione in tutta Italia. Di certo un’offerta molto limitata per un settore sempre più in espansione. Senza considerare i costi che uno studente fuori sede dovrebbe sostenere per poter frequentare il corso. Non di certo il modo migliore per garantire un accesso egualitario a tutti, un motivo in più per capire la necessità di collaborare insieme a chi, per tanti anni ha svolto l’insegnamento di questa professione. Ad oggi però, le proposte di ammissione delle scuole private tra gli enti riconosciuti non sono state ancora recepite.

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Le conclusioni

Al termine del Convegno, alla luce delle tante questioni irrisolte emerse, si è profilata, su proposta del Presidente dell’A.N.P.O Francesco Manti (accolta dagli altri rappresentanti), l’ipotesi della fondazione di una Federazione Nazionale di Osteopatia, che raggruppi insieme associazioni di categoria e scuole. Inoltre, da quanto emerso, nei prossimi convegni sarà richiesta la presenza di rappresentanti del Ministero, unitamente al mondo politico su una questione assolutamente da risolvere. I tempi per l’Osteopatia sono ormai maturi.

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